Cos’è il SEO? Sul serio.

Di articoli tecnici su cos’è il SEO e qual’è il significato dell’acronimo è pieno il web. E’ pieno anche di articoli che spiegano in modo dettagliato tutto lo scibile attualmente disponibile (senza dimenticarsi di citare Panda, Pinguini e tutto lo zoo di Google), oppure vomitano buzzwords senza alcuna cura di sembrare altro che un banale trucco per attirare visite.

La realtà è che il SEO non è granché cambiato negli ultimi anni. E’ aumentata la complessità, certo. Ora è tutto più veloce e sfaccettato e ci sono molti aspetti del contenuto la cui ottimizazione richiede conoscenze specifiche, ma non è di questo che mi interessa parlare. Quello che vorrei fare è scavare via la buccia assieme alla polpa ed arrivare al nocciolo di cosa vuol dire fare SEO nel 2012.

Procederò quindi partendo dalla superficie…

SEO è ottimizzazione tecnica

E’ quel tipo di ottimizzazione venduta da chi fa i siti web:

“il nostro sito è search engine friendly e risponde a tutte le linee guida ufficiali di Google su come fare un sito leggibile dai motori di ricerca” (cit.)

E’ a questo livello che al momento si gioca la maggior parte della complessità del SEO attuale… è il livello dell’indicizzazione, dell’architettura del contenuto, del protocollo sitemap.xml, del markup semantico di Schema.org, degli header del server e di mille altri dettagli molto amati da chi si occupa di SEO come professione tecnica.

E questa è la buccia, almeno per come viene percepita dai nostri clienti… l’attività di un tecno stregone che fa gli incantesimi ai siti internet. Ma c’è dell’altro sotto e lo sappiamo bene…

SEO è copywriting

E’ qua che viene creato il valore di un sito internet. La scrittura è il regno di Sua Maestà il Contenuto… una volta che il sito è tecnicamente pronto c’è poco da fare se non curare il contenuto, ampliarlo, approfondirlo. Anche qua il web è pieno di saggi consigli, best practices, fuffa, fino a vere e proprie bufale come la keyword density. Ci sarebbe molto da dire ma è quasi tutto già detto.

Seo è redazione di title e description

In questo il SEO non è mai cambiato: da che ho memoria un’attività di ottimizzazione comprende sempre la redazione di title e description, un testo estremamente concentrato, pensato per migliorare le posizioni, attirare lo sguardo ed invitare l’utente a cliccare. La mia carriera nel search marketing, come sono sicuro quella di moltissimi colleghi, è partita proprio da qui.

Ed allora come oggi la regola è sempre quella: costruisci title e description con le parole chiave

SEO è analisi delle parole chiave

Inizia ad essere buio e freddo quaggiù… ma sento che siamo sulla strada giusta. Per scrivere un contenuto che renda in termini di SEO è indispensabile fare una corretta analisi delle parole chiave. Come farla e quali strumenti usare non è argomento che mi interessa affrontare ora, anche perchè è già stato trattato e cercando un poco si possono trovare diversi buoni articoli in merito senza pericolo di trovare fuffa o false informazioni perchè sono articoli scritti quasi sempre da addetti ai lavori.

Qualcuno potrebbe pensare di fermarsi qui… ma voglio avvisarlo che siamo nel territorio dei mostri degli abissi: è qui che si rischia di incontrare la Piovra del Posizionamento o il pesce lanterna del Ranking Report e solo i SEO più coraggiosi riescono a non farsi catturare dalle sirene del sensazionalismo a tutti i costi.

C’è dell’altro? Aspetta, c’è qualcosa che luccica sul fondo…

SEO è definizione del pubblico

Non di sole parole vive un SEO. Un’analisi di parole chiave rischia di essere gravemente inaccurata se prima non è definita con chiarezza la target audience, il nostro pubblico di riferimento.

Eccolo qua il nocciolo, il Challenger Deep del SEO contemporaneo. Dando per assodati gli aspetti tecnici, prima di pensare al contenuto, prima di redigere title e description, prima ancora di metterci a fare l’analisi delle parole chiave, è indispensabile avere chiaro in mente a chi ci stiamo rivolgendo.

Le persone per cui sto progettando o ottimizzando il mio sito, che persone sono? Che linguaggio parlano? Che cosa possono trovare interessante? Che cosa cercano su Google e come? Cosa potrebbe influenzare il loro processo decisionale di clic, di navigazione del sito, di acquisto?

A molte di queste domande spesso non c’è una risposta precisa, o magari la risposta può essere trovata man mano che risaliamo verso la superficie: la definizione del pubblico di riferimento è come un diamante grezzo che può essere lavorato fino a risplendere, ma va conquistato con fatica spendendo riunioni con il cliente prima di iniziare con il nostro lavoro… tempo che sarà sicuramente ripagato con un’analisi più accurata, una redazione di title e description più scorrevole, la costruzione di contenuti veramente interessanti e che permettano di raggiungere più facilmente gli obiettivi di rendimento del nostro sito internet.

E’ veramente questo il nocciolo o c’è ancora da scoprire? Sarò felice di sentire il vostro parere nei commenti o su Google+

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